11/10/2013

DEGRADO URBANO: NECESSARIO PIU' IMPEGNO

Sempre più cittadini, mi fermano per strada e con preoccupazione, mi chiedono se sia possibile pretendere che un’attività commerciale porti benessere urbano e non degrado. Se sia possibile pretendere, dal gestore, il rispetto delle regole e un comportamento che non danneggi nessuno. Vedendo come sta cambiando la città, soprattutto in certi punti del centro, condivido la preoccupazione. La mia risposta è si. Purtroppo, però, è quel che in molte città non avviene, compresa la nostra bella Reggio. Quel che è avvenuto, invece, è il sovvertimento della gerarchia dei diritti urbani. Il diritto individuale di trarre profitto da un’attività economica è stato elevato ad interesse generale da tutelare, mentre i diritti alla serenità e al decoro sono stati ridotti al rango d’interessi personali di persone noiose. Anche in nome di una giusta esigenza, quella di rivitalizzare il commercio, i diritti comuni della comunità, quelli che appartengono ad ogni cittadino, sono stati messi in ombra dal diritto di fare affari. Per chiarezza, non mi riferisco agli eventi organizzati e men che meno ai “mercoledì rosa”, che incontrano il gradimento del pubblico e attirano tante persone in centro. Mi riferisco alla trascuratezza e alla non curanza con cui vengono gestiti certi negozi. Intendiamoci, le cause del degrado urbano possono essere molteplici e sono sempre riconducibili a responsabilità individuali. Tuttavia, un’attività commerciale, per sua natura, può contribuire all’eccellenza urbana e al miglioramento delle relazioni fra le persone, ma può anche essere fonte di degrado e di grave disagio civico. Un malinteso senso di libertà imprenditoriale, svincolato da responsabilità sociale, ha preso il sopravvento e, in pochi anni, anche nella nostra città, ha consentito ad un pugno di neo imprenditori, con le loro attività, di violare sistematicamente leggi e regolamenti, di molestare migliaia di persone, di avvelenare la convivenza civica, di connotare negativamente strade e quartieri, di deturpare proprietà pubbliche e private. Ci sono zone, da troppo tempo, segnate dal degrado urbano e spesso, questo degrado, ha come fonte uno o più locali commerciali che sono lasciati liberi di operare come meglio gli aggrada e mai seriamente sanzionati. E’ talmente evidente la relazione diretta, fra alcuni locali e degrado, che è possibile disegnare una mappa in cui, quasi a colpo sicuro, si possono trovare ubriachi, evacuazioni corporali, rifiuti e sporcizia, imbrattamenti di case e portoni, spaccio di droga, risse, ecc. Tutti hanno il diritto d’intraprendere, ma nessuno può farlo a scapito degli altri. Se non si stabilisce questo punto fermo, saranno sempre i prepotenti a vincere e la comunità a perdere.

Il 30 settembre scorso sono scadute le ordinanze che limitavano l’abuso di alcoolici. Chi abita nelle zone in cui questi abusi si verificano, ne ha tratto un po’ di sollievo. Ci sono stati commercianti che hanno violato continuamente i divieti. Alcuni negozi sono stati chiusi per 3 giorni anche più di una volta. Ma non appena riaprivano ricominciavano le trasgressioni ed è facile immaginare che potranno essere fonte di problemi anche in futuro. Allora, giro la domanda all’amministrazione comunale e a tutte le autorità cittadine: è possibile intervenire seriamente su questi commercianti e porli nella condizione di non danneggiare oltre le persone e la comunità?
Sminuire e tollerare questo fenomeno è un atto miope ed opportunistico che mina la coesione sociale e indebolisce il senso di solidarietà civica. E’ tempo di una svolta. Chi provoca degrado non sta esercitando un diritto legittimo, ma sta semplicemente rubando serenità e libertà alla comunità. E’ tempo di averne consapevolezza e di pretendere comportamenti coerenti



AGGIUNGI COMMENTO

Nome
E-mail
Commento


© 2011 Dr. Claudio Ghiretti - Tutti i diritti sono riservatihelp :: credits