03/06/2013

QUALE CRISI? IL MONDO E' MENO POVERO

Noi abitanti del mondo ricco siamo convinti di essere nel pieno di una crisi economica globale che dal 2008 sta falcidiando posti di lavoro, reddito e benessere.
In realtà basta cambiare il punto di osservazione e possiamo accorgerci che la povertà del mondo, sta regredendo. A ricordarcelo è L'Economist, il settiminale economico del Regno Unito, il quale sostiene che "la povertà ha i giorni contati".

"L'Economist: la povertà ha i giorni contati

Passato da 1,9 a 1,1 miliardi in 20 anni il numero dei poveri
L'annuncio della Banca Mondiale: scomparirà nel 2030

Nell’arco di 20 anni il numero dei poveri sull’intero pianeta si è quasi dimezzato, passando da 1,9 miliardi di persone a 1,1. Lo sostiene il servizio di copertina dell’ultimo numero dell’ Economistcitando a sua volta dati dell’Onu. Il settimanale si sbilancia addirittura a titolare sulla sua prima pagina «Verso la fine della povertà», arrivando a dire che mai questo obiettivo,nella storia dell’umanità, è stato così a portata di mano. Una tesi sorprendente e che non mancherà di fare discutere. L’inchiesta ricorda innanzitutto che nel 1990 l’Onu e altre organizzazioni internazionali si erano poste una serie di traguardi da conseguire entro il 2015, tra cui dimezzare il numero degli abitanti dei paesi sottosviluppati che vivono al di sotto della soglia di povertà. Quest’ultima era inizialmente fissata simbolicamente a un dollaro al giorno ma strada facendo è stata ritoccata a un 1,25 dollari.

LO SVILUPPO - «Nel ’90 – racconta l’Economist - il 43% della popolazione dei paesi in via di sviluppo viveva in condizioni di estrema povertà. Il numero assoluto era di 1,9 miliardi di persone. Nel 2000 questa percentuale era diminuita di un terzo e a partire dal 2010 (mentre la soglia era salita a 1,25 dollari) la cifra era del 21%. La povertà globale è stata perciò dimezzata nel giro di 20 anni». Il settimanale britannico ricorda a questo punto che entro il 2030 il tasso potrebbe scendere addirittura all’1% e anzi cita un impegno preso formalmente dalle autorità internazionali.

LA PREVISIONE - «Durante una conferenza stampa nell’aprile scorso il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim scrisse la cifra ‘2030’ su un foglio e la mostrò a tutti annunciando ‘Questo è il traguardo per la fine della povertà’». Ma quanto può essere realistico il progetto di sradicare la miseria dal pianeta nell’arco di una sola generazione? «Il mondo – afferma entusiasticamente il settimanale – non solo ha tagliato di molto la povertà ma ha anche imparato come farlo». Il fattore che ha principalmente contribuito al calo della povertà è stata la crescita economica: una media annuale dell’8% in Cina, del 7% nel Sud Est asiatico e del 5 in Africa. Prima del 1980, ecco un altro dato citato dal rapporto Onu, tale indicatore cresceva appena dello 0,9 all’anno e il mantenimento del tasso di crescita del Pil secondo l’Economist è la base indispensabile per raggiungere il traguardo del 2030. Ma la crisi economica europea non finirà per ostacolare la battaglia contro la povertà? È una possibilità, concludono gli autori del servizio, i quali fanno comunque notare che da anni i paesi in via di sviluppo hanno intensificato notevolmente gli scambi commerciali tra di loro e dunque i venti del declino del Vecchio Continente potrebbero avere un effetto limitato senza contare che la curva demografica metterà a disposizione di molti paesi nel prossimo ventennio un ingente numero di nuova forza lavoro. Il vero problema dei prossimi anni – conclude l’Economist – sarà la distribuzione della ricchezza all’interno dell’area dei paesi poveri».

Tratto da Claudio Del Frate, su Corriere.it del 1 giugno 2013 (modifica il 2 giugno 2013)



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