26/07/2010
QUEL CHE "REGGIOINROSA" INSEGNA
Dunque “Reggioinrosa” è piaciuto ai reggiani. Prosegue ancora il prossimo mercoledì, in forma ridotta, ma ormai ci sono tutti gli elementi per tirare le conclusioni, non tanto sull’iniziativa in sé, quanto sulla reale possibilità di fare del centro un polo d’attrazione commerciale. L’insegnamento che viene da Reggioinrosa ci dice di si. Si il centro può essere un magnete commerciale in grado di attrarre migliaia di persone, basta saperlo fare, adottare da parte dei commercianti, un ottica imprenditoriale d’investimento e servizio e decidere, una volta per tutte, di abbandonare la strategia delle lagnanze e di essere propositivi.
A ben riflettere, Reggioinrosa non è stata l’unica ad avere successo. La notte bianca ha attirato migliaia di persone, il mercato ambulante bi-settimanale attira migliaia di persone, la Giareda attira migliaia di persone. I saldi attirano migliaia di persone. Il periodo natalizio attira migliaia di persone. Queste iniziative hanno, tra loro, due cose in comune: tutte offrono la certezza di trovare aperto bar, locali pubblici e negozi e tutte hanno una proposta commerciale ben chiara e specifica.
Quando ci sono queste iniziative non c’è centro commerciale esterno che possa far concorrenza con il centro storico perché la gente ama venire in centro e trova in centro il luogo unificante della propria identità sociale. Fare qualcosa in centro storico, non è affatto d’ostacolo al successo. E’ vero il contrario, il centro storico moltiplica la possibilità di successo. La Zona a Traffico Limitato non è affatto d’ostacolo alla partecipazione della gente, quel che conta è proporre un’adeguata motivazione per venirci.
Tuttavia, per capire, fino in fondo la formula vincente occorre mettere a fuoco qualche altro elemento.
Il primo è il coordinamento organizzativo fra commerciati e fra questi e il Comune. La divisione danneggia, l’unità rafforza la capacità di proposta e la programmazione. Da questo punto di vista strumenti come Il Consorzio “Le vie del Centro” per la realizzazione di un parco commerciale naturale, può essere utile per lavorare nella direzione giusta. L’unità d’intenti delle associazioni dei commercianti e un atteggiamento più dialogante con il Comune sono la base per l’assunzione di un ruolo più propositivo.
Il secondo è la necessità di una partecipazione estesa alle iniziative da parte dei singoli commercianti. Se non ci credono i commercianti perché dovrebbero credervi i cittadini. Una partecipazione estesa, inoltre, potenzia l’efficacia comunicativa e riduce i costi procapite.
Il terzo elemento è qualitativo e riguarda il contenuto della proposta commerciale. A questo proposito, già l’annuncio che bar, in primo luogo e negozi, in secondo luogo, saranno aperti è già metà dell’opera. Tuttavia, occorre la capacità di caratterizzare l’iniziativa con una proposta commerciale chiara e identificabile, in modo da costruire un evento. Una promozione, una lotteria, una ricorrenza, piuttosto che aperture serali o domenicali, sono tutte possibilità, che se realizzate con il giusto equilibrio costi-benefici possono restituire al centro storico una maggiore capacità competitiva rispetto ai centri commerciali esterni.
Questo terzo elemento qualitativo presuppone i primi due: il coordinamento organizzativo e l’assunzione, da parete dei singoli commercianti, di un’ottica d’investimento nella propria attività e di servizio alla città.
In altri termini occorre abbandonare la linea del “centro blindato”, raggiungibile solo con “l’elicottero”, come causa di tutti i mali. Autobus e parcheggi ci sono e quando viene proposto qualcosa che piace i cittadini rispondono. Ora che anche Parma si è dotata di vigile elettronico, viene meno anche questo argomento per giustificare i cattivi affari. I problemi di fondo del commercio in centro, quelli che mettono in difficoltà i commercianti nei giorni feriali della settimana, sono altri. Il caro affitti in primo luogo, la crisi economica in secondo luogo, la perdita di residenti del centro e i cambiamenti determinati dalla accentuata residenzialità straniera. Se queste sono le questioni di fondo che azzoppano il commercio in centro, allora il problema non è solo dei commercianti, ma è di tutta la città. Perciò, se da un lato i commercianti devono fare la loro parte fino in fondo e abbandonare la linea delle lagnanze, dall’altro lato, occorre che la comunità reggiana, a partire dalle istituzioni locali, s’impegni in un’azione strategica capace di contrastare la speculazione immobiliare, la rendita di posizione, la crisi economica e la perdita di residenza.
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